Estratto o centrifugato?

Se fino a qualche anno fa le bevande considerate salutari si limitavano ai classici succhi di frutta da acquistare comodamente sugli scaffali del supermercato o da ordinare al bancone di un bar, oggi la ricerca del benessere alimentare ha reso possibile anche nella dimensione domestica la realizzazione di veri e propri “elisir” quali estratti e centrifugati.
Ma sapete per davvero qual’è la differenza tra un estratto e un centrifugato?
Per quanto prodotti simili e derivati dalla frutta (e/o verdura) hanno caratteristiche diverse, figlie dei differenti procedimenti per ottenerli, con i rispettivi macchinari: la centrifuga o l’estrattore.
Cerchiamo di capire meglio di cosa stiamo parlando.
La materia prima prima è e rimane la medesima, frutta o verdura, fresca e di stagione.
Si tratta di spremerla per ottenerne il succo. Vediamo come.

La centrifuga si basa sulla velocità.
Ha una lama che gira a velocità elevata spezzettando e triturando la frutta e la verdura. La polpa viene poi filtrata per ottenere il succo trattenendo gli scarti.

L’estrattore invece si basa sulla lentezza.
Non ha una lama ma una coclea che non tritura gli alimenti ma li spreme, ricavandone il succo.

Cosa significa questo?

Che nella centrifuga l’alta velocità di rotazione della lama (circa 18.000 giri al minuto) genera calore che causa l’ossidazione e la dispersione di molte vitamine e composti nutritivi di frutta e verdura.
L’estrattore invece, il quale compie un minor numero di giri al minuto, permette di mantenere intatti la maggior parte dei contenuti nutrizionali.
Ma attenzione! Il succo così ottenuto va bevuto subito o non oltre un’ora! Altrimenti anche in questo caso comincia l’ossidazione e la conseguente diminuzione di benefici nutrizionali.

Tutto chiaro?
Certo, ma non possiamo ignorare che questo valore aggiunto dell’estrattore chiaramente si riflette anche sul prezzo.
In linea di massima, pur essendoci sul mercato prodotti di ogni tipo e da qualunque prezzo
mediamente per una buona centrifuga ci attestiamo intorno ai 100 euro, mentre per un buon estrattore andiamo intorno ai 400 euro.

Una materia prima che però non è possibile “estrarre” in modalità casalinga è la canna da zucchero, il cui succo è talmente ricco di proprietà che in alcuni paesi dell’America latina, e non solo, non rinunciano a gustare fresco.
Ci sono infatti dei veri e propri “carretti” ambulanti che alla maniera dell’estrattore, con un macchinario che si portano dietro in strada, spremono “a freddo” la canna da zucchero e servono ai loro clienti il rinfrescante nettare appena spremuto.
Una tradizione lontana dai canoni europei ma normale e abitudinaria ad esempio a Cuba o in Brasile.

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